Mercoledì 22 Febbraio 2012
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Golf a 360°
Il dubbio...

 

Quando devi scegliere la cosa giusta da fare.

dubbioLa vita ci propone ogni giorno scelte difficili da affrontare in cui bisogna essere lungimiranti equilibrati, immaginando cosa e come influenzeranno il nostro futuro. Anche nel golf, fantastica parodia della vita, è sempre così. Ogni giorno, ad ogni buca ci troviamo a fare i conti con delle scelte, combattuti tra noi stessi, le nostre ambizioni e le reali capacità di gioco. 

Già dal tee della prima buca. Tentare subito un lungo driver e cercare immediatamente un par mirabolante o giocare con saggezza e puntare magari ad un boghey meno brillante ma più sicuro e realizzabile? Per non parlare delle situazioni difficili in cui le soluzioni sono agli antipodi.

Dopo un gancio con il driver la pallina finisce dietro ad un fitto boschetto di alberi. Il green è lontano e anche lo sguardo fa fatica a scorgere la bandierina, dietro quei mille impietosi tronchi neri. Pochi secondi per decidere cosa sarà di questa buca e forse dell'intera giornata. La testa corre veloce e si sintonizza subito su SKY dove stanno per trasmettere il colpo dell'anno. Un colpo fantastico ad aggirare quel plotone verde di soldati nemici. La palla percorre una perfetta curva di un gancio intenzionale, sfiora le foglie più alte di querce secolari, atterrando morbidamente sul green ... il pubblico in visibilio...

Purtroppo però la verità è diversa, non siamo giocatori del tour, il gancio intenzionale mi viene molto peggio dello slice, ho 28 di hcp e l'unica trasmissione che potrebbe collegarsi oggi è la prova del cuoco... visto che la frittata, se tento quel colpo è quasi fatta...Bisogna in questi casi rimanere freddi ed equilibrati in modo che la ragione possa valutare obiettivamente la difficoltà del colpo con le reali capacità di gioco cercando anche di valutare in relazione allo score, la vera necessità di un tale rischio, tipo:"o la va o la spacca.." Quasi sempre l'opzione della sicurezza e del saggio equilibrio risulta la migliore, dove l'utopia del par sensazionale viene giustamente barattata con un boghey, più certo e realizzabile. Quando vi trovate in queste situazioni, il consiglio è di resistere alle tentazioni del diavoletto cheVi spinge di osare, a cercare il colpo dei sogni, della gloria e degli applausi.

Ascoltate la ragione, l'angioletto che vi consiglia all'altro orecchio quel piccolo colpo in sicurezza che lascia aperte le porte al par. Perdete quindi 10 secondi per pensare al colpo che state tirando, non siate impulsivi ne superficiali, scegliete la cosa giusta. Sul campo di gara giocate come la formica e non come la cicala... farete score più bassi finendo sempre con la sacca piena di palline... meditate...

Buona pratica.

 
Come potenziare le catene crociate anteriori e posteriori del tronco

a cura di Franco Iacovitti

Preparatore Atletico della Scuola Naz. Professionisti della FIG

franco

Nell'articolo precedente vi ho indicato come allenare nel migliore dei modi gli addominali spiegandovi velocemente chi sono e che funzione svolgono nella vita di tutti i giorni e nello sport, poi ho introdotto il concetto di catene muscolari, in quanto i nostri muscoli non si contraggono a compartimenti stagni ma sono collegati tra loro come se fossero tanti anelli di un unica catena, con lo scopo di produrre l' energia necessaria affinchè ogni comportamento motorio risulti realmente efficace. Le catene del nostro corpo sono più di una e si intrecciano secondo un andamento spiraliforme dai piedi alle mani da avanti a dietro.

Con questo articolo spero di chiarirvi le idee su questo concetto e soprattutto di darvi delle basi concrete su come organizzare al meglio l'allenamento fisico del golfista.

Continua...
 
L'epicondilite nel golfista

Uno dei problemi fisici con cui il golfista, soprattutto se neofita, si trova a dover fare i conti più spesso è la tendinopatia del gomito.

Si parla di gomito del golfista nel 90% dei casi per un epicondilite traumatica, dolore riferito all'epicondilo dell'avambraccio.

Un restante 10% si riferisce ad infiammazioni dei flessori dell'avambraccio, con rispondenza all'epitroclea; i casi di epitrocleite si riscontrano particolarmente, a seguito di allenamenti intensi eseguiti su superfici artificiali (tappetini).

Per capire la genesi di questo particolare traumatismo del gomito bisogna analizzare lo swing.

Anche per gli atleti professionisti di alto livello, lo swing è un gesto lontano da essere un automatismo; è un movimento che necessita di continue cure, affinché possa mantenere i giusti requisiti di connessione e ritmo, l'obbiettivo è poter colpire la pallina con sicurezza e continuità.

È proprio l'asinergia tra il corpo e l'attrezzo la causa più importante dei traumatismi al gomito.

Facendo uno swing a vuoto, senza palla, le capacità coordinative dell'atleta, rimangono buone, l'atleta mantiene una buona connessione.


Tutto cambia se l'obbiettivo del movimento non rimane fine a se stesso, ma include il colpire una palla.

Qui possiamo osservare due comportamenti completamente differenti: nel primo caso, quello del professionista, l'atleta si preoccuperà non di colpire la palla, quanto di attraversarla con un gesto più naturale possibile; nel secondo caso, la proposta del dilettante, è un gesto dove il dubbio di come guidare, gestire, comandare il bastone pone l'atleta all'interno di una asinergia muscolare dove parti diverse del corpo si ostruiscono a velocità diverse.

epicondilite01  epicondilite02

Quindi il nostro principiante nella lotta per colpire la palla, attiverà catene muscolari più vicine alla sua logica di risoluzione del problema, allontanandosi assolutamente dal movimento ideale.

Osserveremo uno swing dove la giusta attivazione dei grandi gruppi muscolari, sarà sostituita da l'azione di sistemi più fini di controllo, i quali obbligheranno l'utilizzo dei muscoli piccoli degli avambracci e dei polsi.

È il tentativo di correzione, che genera il trauma, in quanto è eseguito da muscoli non adatti a questi tipi di carico.

La causa scatenante può essere un singolo trauma o più frequentemente una serie ripetuta di micro traumi i quali possono emergere quando si eseguono lunghe sedute di allenamenti non supportate da un adeguato apporto tecnico e da un sufficiente condizionamento fisico.

Fattori che possono facilitare la comparsa dell'infiammazione possono anche essere un'attrezzatura non adeguata, grip troppo grandi o troppo piccoli, bastoni troppo pesanti o difficili per il livello di gioco, shaft eccessivamente rigidi.

Altri fattori che spesso si trovano in associazione alla comparsa del problema sono situazioni di disagio psicologico (insoddisfazione, stress, ecc..), diabete, ipotiroidismo, reumatismi, menopausa o uso di contraccettivi per via orale.

Come prevenire e/o come curare:

Iniziare uno sport altamente tecnico come il nostro, prevede sempre un condizionamento atletico, dove prima del rinforzo muscolare è necessario prevedere delle sedute con obbiettivi diretti alla coordinazione motoria e alla ottimizzazione della componente elastica muscolo tendinea.

In seconda fase si potrà proporre un rinforzo muscolare, globale prima, più specifico in avanti. Gli esercizi proposti dovranno sempre avere caratteristiche ritmiche/coordinative, e saranno sempre seguiti da una lunga fase di rilascio/allungamento.

Nelle situazioni dove si è sviluppata una fase infiammatoria, è sempre consigliata una visita specialistica la quale accerterà se la provenienza della lesione è di origine meccanica o sistemica.

Nel caso di una problematica meccanica, osserveremo diverse fasi riabilitative:

1. fase dell'infiammazione leggera: trattamento con ghiaccio più volte al giorno, e in particolare dopo ogni allenamento, stretching degli estensori e flessori del gomito

2. fase dell'infiammatoria grave: riposo, ghiaccio più volte al giorno, trattamento osteopatico dell'arto superiore del tratto cervicale.

3. fase post infiammatoria: stretching degli arti superiori e della colonna in todo

4. fase del recupero muscolare e di rielaborazione dello schema corporeo: esercizi liberi e con elastici, esercizi con pesi.

5. Un nuovo e migliore swing: in questa fase le sedute di tecnica saranno gestite dal maestro di golf coadiuvato dall'osteopata. La sinergia tra i due professionisti sarà garanzia della migliore proposta allenante.

Quando ci troviamo di fronte ad una infiammazione più o meno lieve il consiglio è di non trascurarla, in quanto sono quadri clinici che peggiorano molto rapidamente.

Affidatevi al vostro maestro per il controllo dello swing e dell'attrezzatura e al vostro fisioterapista od osteopata per il piano di recupero fisico.

Buon gioco

Daniele Fiaschi
Maestro Golfprogram

Con la gentile collaborazione di:
Luigi Vincenti
Osteopata D.O.
Terapista della Riabilitazione
Educatore posturale metodo Ph. Soucard
Docente per i corsi di Osteopatia presso E.I.O.M.
Direttore didattico per i corsi di Osteopatia presso Physiolife
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In campo come un giocatore di scacchi...

Il giocatore di golf anche esperto con una equilibrata e saggia tattica di gioco potrebbe risparmiare tanti, spesso tantissimi colpi. L'equilibrio mentale che richiede una performance è difficile da riprodurre e ci vogliono anni per dominare l'istinto, lo stress, le ansie e tutto quello che passa per la testa di un giocatore, specie se principiante. L' errore più ricorrente in campo rimane la spravvalutazione delle proprie capacità. Il giocatore è portato spesso a cercare colpi al di sopra delle proprie reali possibilità. Questa strana "presunzione" spesso assolutamente irrazionale, porta a giocare inevitabilmente "fuori giri" innescando un meccanismo pericoloso che ci allontana dalla gestione equilibrata e cosciente dello score e del proprio hcp.

foto2copySarebbe come vestirsi con il vestito di un altro....

Un giocatore 36 di hcp per quale motivo dovrebbe tentare di atterrare in green con il secondo colpo, magari da 180 metri visto che ha 2 colpi a buca da sfruttare?

Ogni golfista infatti sa come colpisce la pallina e con quale distanza, non ci sono possibilità realistiche, tranne quelle relative al caso, alla cabala che quel fantastico colpo alla Tiger immaginato, avvenga in quel momento, in quella gara, davanti agli occhi di amici e avversari sbalorditi.... E' così, e tutti noi lo sappiamo, giocatori di ogni latitudine, hcp ed età. Ogni volta però , crediamo alla voce suadente di quella sirena che ci porta a tentare spesso l'impossibile, quel colpo desiderato ma che prende sempre quel ramo che spegne il volo soave della pallina che cade in acqua... per uno squallido 7 finale.

Impariamo quindi dai giocatori di scacchi e dai pro.

Giochiamo il colpo valutando bene il rischio e il risultato, piazziamo il tiro pensando al colpo successivo ed al bastone che preferiamo giocare.

Giocate secondo il vostro hcp e non cercate un par sensazionale quanto improbabile, optate per un boghey più sicuro e ripetibile. Nei colpi di approccio al green scegliete sempre i bastoni più chiusi e giocate 56 e lob solo se indispensabile. Giocate 5/6 driver per giro solo nelle buche più larghe, nelle altre optate per un ibrido e cercate il fairway. (Tiger Woods ha vinto un British Open senza tirare il driver nelle 36 buche finali...)

Ai giocatori più esperti consiglio di giocare il secondo colpo mirando in centro al green e non all'asta spesso nascosta, difesa da ostacoli.

foto1copy

Costruite mentalmente il progetto della buca e cercate di creare le condizioni per giocare solo i colpi che meglio conoscete. Cercate di raggiungere più fairway dal tee, sarà più semplice giocare il secondo colpo da un buon lie. Insomma giocate con la testa... e valutate sempre lucidamente se il "rischio vale la candela".... c'è sempre un' opzione più sicura, puntate su quella e il vostro hcp scenderà in picchiata.... Provate e buona pratica....

 
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